| Storie di successo, al femminile |
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| Giovedì 18 Novembre 2010 13:47 |
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Età media sotto i trent'anni, laurea, grande passione per la tecnologia. E soprattutto tanta grinta. E' questo l'identikit delle donne che hanno successo oggi, animate non tanto da ambizioni materiali e desiderio di notorietà quanto da grande motivazionetà quanto da grande motivazione, e concretezza ne concretezza degli obiettivi che intendono raggiungere indipendentemente dalle difficoltà che si sono trovate ad affrontare.
Dopo le prime esperienze di lavoro, è stato fatale l'incontro con il co-fondatore del sito per la mappatura della crisi, ushahidi, che ha deciso di finanziare la società iHub, che ora Jessica dirige. “Sono orgogliosa dei risultati che ho raggiunto – spiega -. Anche perché non è stato facile superare le barriere che ci sono in Kenya. Sono giovane ed esile. Ma questa è solo l'apparenza. Metto grande energia in tutto ciò che faccio tanto che a volte i miei interlocutori si sorprendono nel vedermi parlare in pubblico. Non mi stancherò mai di ripetere che per superare le barriere occorre innanzitutto essere se stessi. Ovviamente bisogna anche disporre delle conoscenze necessarie per stabilire sempre rapporti paritari. E' importante credere sempre in se stessi, ma essere aperti alle critiche. Personalmente ho una grande passione per la tecnologia e sono orgogliosa dei risultati ottenuti per la comunità keniota così come lo sono i miei genitori di me. Ma non bisogna mai dimenticare chi si è e da dove si proviene”.
Il network contiene un elenco dei partecipanti registrati, completo di nominativo, posizione, nome dell'azienda, sito web, numero telefonico e fotografia dei partecipanti. Nel sommario vengono inserite poche righe sul motivo della presenza. Non appena la persona entra nella sala, si riceve un avviso e si può procedere con la richiesta di appuntamento. La persona che riceve la richiesta tramite pop up può decidere se accettare l'incontro oppure può fissare un orario differente. “Tutte le sessioni sono programmate – spiega Areti -. Inoltre si possono avere tutte le informazioni sui relatori cliccando sul rispettivo nominativo.” Areti, 29 anni, non ha alcuna esperienza in tecnologia e, una volta messa a fuoco l'idea, si è rivolta a un esperto che potesse svilupparla: “Lavoravo per un'agenzia di pubblicità per cui partecipavo spesso a conferenze e riscontravo la difficoltà di trovare le persone con cui volevo fissare incontri per il semplice fatto che non le conoscevo – racconta Areti -. Una volta individuato il problema, ho contattato un amico esperto in tecnologia mobile al quale ho spiegato di cosa avrei avuto necessità per risolverlo. Siamo così andati ad alcune conferenze con un team e poi abbiamo messo a punto l'applicazione.” E prosegue: “Il fatto di essere donna penso che mi abbia facilitata. La difficoltà è stata invece quella di trovare i fondi necessari per sviluppare l’applicazione. All’inizio è necessario disporre di un buon supporto finanziario poi devi trovare le persone giuste e renderle partecipi ed entusiaste. Devo ammettere di essere stata fortunata. Sicuramente mi ha favorito anche il fatto che vivo a Londra, dove si può disporre di finanziamenti”. Ora la società conta quattro persone tra management e amministrazione più sette sviluppatori.
Efrat, 26 anni, racconta come l’idea fosse scaturita da un suo amico (ora diventato socio) che però non era riuscito a concretizzare il progetto. “Inizialmente ho deciso di aiutarlo come amico – racconta – ma poi ho capito che il mio contributo era determinante e così lo scorso anno abbiamo fondato una società”. Nonostante la giovane età, Efrat era stata Project Manager presso la Apple in Israele e aveva lavorato presso una società di venture capital, quindi conosceva il mondo delle start-up. “Grazie a queste esperienze, sono riuscita a fare le scelte migliori per la promozione e lo sviluppo di una strategia di business oltre ad avere individuato i giusti consulenti di marketing e BP. E così abbiamo potuto sviluppare sia l’applicazione sia il prototipo del dispositivo”. Alla base di Ringbow vi è la necessità di migliorare le interfacce tattili: poiché i touch screen e i sensori di riconoscimento gestuale sono controllati attraverso le dita, un anello da indossare poteva rappresentare la scelta più ovvia. L’accessibilità e la navigazione sono facilitate dall’assenza di menù: l’interazione con lo schermo tattile diventa più fluida e produttiva, eliminando la necessità di visualizzare menù o di utilizzare altri elementi virtuali, come le barre e i box di dialogo. Ringbow permette di controllare o scorrere le informazioni visualizzate senza dovere toccare fisicamente lo schermo. È definita esperienza di vita digitale o, meglio, ecosistema personale che facilita l’identificazione e lo scambio di dati. “In Israele sono poche le donne imprenditrici – afferma Efrat -. I miei genitori mi hanno sempre incoraggiata a fare ciò che desidero. Molti miei amici stanno ancora studiando mentre io incontro i vertici delle aziende, persone che prendono le decisioni più importanti in azienda”. La società, tuttora a livello di start-up, è stata scelta da Microsoft per partecipare a ThinkNext2010 quale una tra le 20 più promettenti. Tra i progetti selezionati per il Mobile Monday Peer Award figura anche PowerKiss, un sistema di ricarica senza cavi delle batterie dei dispositivi mobili, come i cellulari. Ai vertici della società troviamo la finlandese Maija Itkonen, CEO, laureata in industrial design e international design business management presso la Aalto University. Attualmente gestisce il progetto Lovespark presso il Venture Garage di Helsinki, dove è stata allestita un’apposita sala con l’integrazione della tecnologia PowerKiss nell’arredamento. “In questa stanza è possibile fare un’esperienza unica – spiega Maija -. È sufficiente scegliere il ‘cuore’ per la ricarica posizionato sul tavolo riunioni o sui diversi complementi d’arredo per ricaricare il cellulare, ascoltare musica, condividere lo schermo del PC. Il tutto senza cavi”. E se avete superato la soglia dei ‘Trenta’, non scoraggiatevi. Una simpatica mamma norvegese, Silje Vallestad, ha sviluppato Bipper, una soluzione che si trasforma in vera e propria ‘balia’ dei propri figli permettendo di controllare attraverso il cellulare il luogo in cui si trovano, con chi comunicano e la durata delle chiamate. Silje, madre di tre bambini, ha pensato a loro per sviluppare questo progetto. E nel 2007 ha fondato la Bipper Communication proprio per sviluppare un sistema di comunicazione mobile sicuro e innovativo per i bambini. Quest’anno Bipper ha vinto il Mobile Premier Awards quale migliore start-up presso la MWC di Barcellona. Marinella Croci |








Come Jessica Colaco, ventottenne keniota, socio TED, co-fondatrice di Ushahidi, iHub. Nata a Nairobi, ha sviluppato la sua passione per la tecnologia fin da giovane. Non appena ha avuto a disposizione un computer, il suo interesse è stato letteralmente catturato dal software: “Mi appassionava lo sviluppo del software, un'attività che mi permetteva di esprimere me stessa – spiega Jessica -. Quando ho terminato gli studi superiori mi sono subito iscritta alla facoltà di informatica dell'università di Nairobi, dove a metà degli anni Novanta ho incominciato a interessarmi di tecnologia mobile. Mi chiedevo per cosa potessero essere usati i cellulari oltre che per inviare sms. E così ho sviluppato un programma che consentiva di accendere e spegnere le luci tramite cellulare.” La vita di Jessica è costellata di progetti e idee realizzate poi da altre imprese, come un'applicazione java per visualizzare la piantina di Nairobi su smarphone, con la possibilità di trovare i punti di interesse desiderati, come gli hotel. Non aveva fatto i conti con il colosso Google, che è subito dopo approdato in Kenya coprendo l'intero paese con google map. “Da allora molto è cambiato – prosegue - e anche le connessioni sono ora più veloci. Ma si sa, l'innovazione è un processo continuo.”
Dall’Africa passiamo all’Europa, dove abbiamo in contrato la finlandese Areti Kampyli, socio fondatore di Yasmo. Si tratta di un'applicazione per cellulare che gli organizzatori di un evento possono mettere a disposizione dei partecipanti per aiutarli a rintracciare le persone con le quali vogliono entrare in contatto.
Altra giovane di grande talento è l’israeliana Efrat Barit, recentemente vincitrice del MobileMonday Global Peer Awards 2010 per la categoria ‘potenziale futuro’ grazie a Ringbow, un dispositivo a forma di anello che migliora l’interazione con le interfacce tattili, come i cellulari touch screen, il riconoscimento gestuale e la realtà aumentata, e trova applicazione con cellulari, PC, tavole, elettrodomestici intelligenti, console di gioco, sistemi di sicurezza.